Scuola media "M. Marcazzan"
di San Giovanni Ilarione


Tradizioni popolari San Giovanni Ilarione (poesia) Che belo xe star in Castelo (poesia) La sagra de le castagne (poesia)
L'otto de dicembre (poesia) La dona de casa (poesia) Ste' a la larga, turisti! (poesia) Le betonoghe (poesia)
Sempre d'accordo (poesia) Attension a le elession (poesia) Nissun che canta (poesia) I siuri (poesia)
I studiai (poesia) Le done de ancò (poesia) La gioventù de ancò (poesia) Quei che torna (poesia)
Feste tradizionali Altri appuntamenti Cognomi frequenti Il dialetto

TRADIZIONI POPOLARI

Uno degli aspetti più interessanti della nostra ricerca é stato raccogliere materiale sulle nostre origini e sulle tradizioni popolari, relative al nostro paese e a tutta la Val d’Alpone.
Abbiamo trovato alcune poesie in italiano, altre in dialetto locale, che abbiamo tradotto, rispettando fedelmente il testo originale: alcuni di noi, infatti, conoscono bene il dialetto, e si sono divertiti a darne un’interpretazione corretta, dopo aver riflettuto sulla lingua; inoltre abbiamo raccolto notizie riguardanti le feste popolari, la vita quotidiana di un tempo, le abitudini e modi di lavorare del passato e le abbiamo trascritte in queste pagine.

SAN GIOVANNI ILARIONE

Sono oriundo del villaggio
e sono spesso di passaggio.
Mi soffermo attentamente
per vedere la bella gente.
Se passati sono molti anni
non dimentico San Giovanni,
ammirando specie a maggio
il magnifico paesaggio
tutto bianco e rifiorito
sembra proprio l’infinito.
Ora vi annuncio da San Giovanni
che per ben quarantotto anni
la tradizione non é mai mancata
della splendida castagnata,
con il classico durello
ed il Sindaco, giovane e bello,
sostenuto dal biondaro
che collabora, unico e raro.
E’ un invito ad amici cari,
che trascurino pur gli affari,
per rivivere tre giornate e
e per darsi alle bicchierate.
Sian presenti anche i parenti
pronti tutti e molto attenti
agli scherzi ed al gioco
patrocinati dalla Pro Loco.
Divertirsi anche quest’anno
per ben tre giorni, senza inganno,
far sorprese interessanti
preparate da tutti quanti
dai vicini e dai lontani
dai dottori e dai paesani
dai modesti e dai contenti
dalle spose attraenti
dagli umili e molto attivi
collaboratori assai giulivi
per rendere splendida la vallata
e così allegra sia ricordata.
Vi rammento: non mancate
saran magnifiche giornate
molti chioschi con canti e cori
giochi e premi ai vincitori,
e specie, in serata,
da molti fuochi sarà allietata
per far rivivere per l’occasione
quest’antica e bella tradizione.
Ecco come appare in Val D’Alpone
il sempre più noto San Giovanni Ilarione
a maggio dal ciliegio é rivestito,
a settembre é già pronto ed imbandito
di quel Soave classico e snello,
pieno di grappoli di buon Durello
e fra colline e verdi montagne
in ottobre dona le dolci castagne.

Frighetto

Che belo xe star in Castelo!

San Giovanni, col so Castelo,
da la Cesa, a forma de crasada,
el xé el panorama, tanto belo,
certo el pì bello, de la Vallada.

Vardalo a l’alto, del Castelo,
quando i siresi, i xé in fiore,
on spetacolo, bianco e belo,
fa incantare, l’osservatore.

Qunado l’ista con la calura,
oprime la gente, che sta in pianura,
là se respira, l’aria pura,
e se gode, la frescura.

Quando la nebia, col tempo belo,
copre el pian, col griso velo,
vardando el sol, che splende in cielo,
se dise: che belo, xé stare in Castelo!

Cirillo Tonin

[Che bello abitare in Castello
San Giovanni , col suo Castello, dalla chiesa, a forma di croce, e c’é il panorama, tanto bello, di sicuro il più bello della vallata. Guardando dall’alto del Castello, quando i ciliegi sono in fiore, é uno spettacolo, bianco e bello, da far incantare l’osservatore. Quando é estate con il caldo, opprime la gente, che sta in pianura, là si respira l’aria pura, e si gode la frescura. Quando la nebbia, col tempo bello, copre il piano, col grigio velo, guardando il sole che splende in cielo, si dice: che bello abitare a Castello!]

La sagra de le castagne

La Sagra de le castagne
un bellissima invensiòn
par far conoscere e amar
San Giovanni Ilarion.

Paese agricolo e industriale
con scarpe, sarése e del durel bon
xé diventà la capitale
de la bela Val d’Alpone.

A ‘sta sagra de le castagne
che de otobre ogni ano se fa,
vien gente de le montagne
de pianura e de cità.

Se incontran anche le Autorità
de la Provincia e del Comun
de ogni grado e qualità
che fan amicisia e relasion.

In piassaa rento i chioschi
ragazzi e bele signorine
che dispensan durelo a goti
e castagne bone e genuine.

Nei ristoranti polenta e oxei
con vin bon de ‘na durela
spendendo un po' di schei
se passa forà ‘na Sagra bela.

Se poi andar su al Castelo
a far una escursiòn
e mirare quanto xé belo
San Giovanni Ilariòn

Cirillo Tonin

[La sagra delle castagne
La Sagra delle Castagne é una bellissima invenzione per far conoscere ed amare San Giovanni Ilarione. Paese agricolo e industriale con scarpe, ciliegie e vino buono é diventata la capitale della bella Val D’Alpone. A questa Sagra delle Castagne che in ottobre ogni anno si fa, viene gente dalle montagne, dalla pianura e dalla città. Si incontrano anche le Autorità della provincia e del Comune di ogni grado e qualità che fanno amicizia e conoscenza. In piazza, dietro i chioschi, ci sono ragazzi e belle signorine che distribuivano vino “durello” e castagne buone e genuine. Nei ristoranti polenta e uccelli con vino buono spendendo un po’ di soldi, si passa una bella giornata in sagra. Si può andare su a Castello a fare una passeggiata per ammirare quanto é bello San Giovanni Ilarione.]

L’otto de dicembre

A siè ani se è putei
a sessanta ancora quei:
quante olte lo sentea dire
stiani, sensa mai capire.

Desso invesse che anca mi
a so on vecio brontolon
me toca dirlo proprio chi che
el proverbio el ghea rason

Se calchedun a no ghe crede
chel vegna de dicembre, ai oto
e cossa capita anca lu el lo vede
che spetacolo, che gran casoto

Sti pori veci da brai cristiani
i va messa par cosiensa
e dopo via, malai e sani
a ciaparse la ricompensa.

For de cexa l’an passà
che gera on bancheto col vin brulè
somejavimo tuti afamà
e quasi morti par la sè.

Somejava finia la guera
co la fame di vint’ani
ma loro almanco non ghin gera
e gerimo tuti pori cani.

E ogni ano alè cussi
tutti quanti ghemo paura
che par naltri non ghin sia pì
e femo sempre na magra figura.

Parchè, dixemo la verità
lè come stiani, orco can
che se naxèa par carità
co la tessera del pan.

E lora ghe dixo ai capitani
delComune e de la Pro Loco:
lè vero che son uno dei pì ansiani
ma non so mia gnancora oco.

Pitosto de sta umiliassion
de somejàre morti de fame
tegnive el vostro paneton
bon Natale e pace ame.

Scarabocio

[L’otto di dicembre
A sei anni si é bambini a sessanta si è ancora bambini: quante volte lo sentivo dire in questi anni, ma senza capire. Adesso invece che anch’io sono un vecchio brontolone, devo proprio dirlo, che quel proverbio aveva proprio ragione. Se qualcuno non ci credesse che venga in dicembre, all’otto e cosa capita, anche a lui lo vedrebbe che spettacolo, che gran rumore. Questi poveri vecchi, che bravi cristiani, vanno a messa per spirito di coscienza, e poi, malati e sani vanno a prendersi la ricompensa. Fuori dalla chiesa, l’anno passato, c’era un chiosco con vino brûlé sembravano tutti affamati e quasi morti per sete. Sembrava che fosse finita la guerra con la fame dei vent’anni, ma loro almeno non c’erano, ed eravamo tutti dei poveri cani. Ed ad ogni anno é così tutti quanti abbiamo paura che per noi non ci sia più e facciamo una magra figura. Perché, diciamoci la verità é come questi anni, per la miseria, che si andava a chiedere la carità con la tessera del pane. E allora dico ai capitani del Comune e della Pro Loco: é vero che sono uno dei più anziani ma non sono ancora rimbambito. Piuttosto di questa umiliazione di sembrare morti di fame e tenevi il vostro panettone Buon Natale e pace amen.]

La dona de casa

La siora Teresina
la va in cantina
la tole la farina
ma l’è sensa terina
la torna indrio in cusina
e a sto puntocambiemo rima.
Vardando l’oroloio
la pensa al pamoi
e la dise: “mama mia che bruto imbroio”
La va de corsa par el curidoio
la va de qua
la va de là
e so marì l’è sa rivà.
La ciapa l’oio e la farina in te on brasà
la torna in cusina come na desperà
e la vede che mesodì l’è sa pasà.
La impisa de corsa el fornelo
ma ripensandoghe on pochetelo
la dise col so servelo
l’è meio caro amor che se femo un panetelo.

Airzag

[La donna di casa
La signora Teresina va in cantina, e prende la farina ma non ha la terrina; torna indietro, in cucina a questo punto cambiamo rima. Guardando l’orologio lei pensa al pane bagnato e dice: “Mamma mia, che brutto imbroglio” Va di corsa nel corridoio va di qua e va di la e suo marito é già arrivato. Prende l’olio e la farina in una bracciata ritorna in cucina come una disperata e vede che é già mezzogiorno passato. Accende in fretta il fornello ma, ripensandoci un po’, dice fra sé meglio caro amore che ci facciamo un panino.]

Ste’ a la larga, turisti

Ma che bela le’ l’istà
me racomando tuti in ferie
no ste sognarve de star qua
in sto paese de gran miserie.

Viva el caldo eviva agosto
chi no parte le'xe' partio
tuti in spiaia a catarse on posto
o su' in montagna co i boce drio.

Mi so na' su a Recoaro
a bere 1' acqua spuzzolente
che ga al merito tanto raro
de far nare fasilmente.

Ma intanto qua ma' conta
ghin capitava dele bele
gente che nasèa via afama
ghe brontolava le buele.

Serti giorni no ghera verto
gnanca on bar per farse on goto
no parlemo per avere on querto
de note par dorinirghe soto.

Lora le' giusto essare onesti
e no seltiare a lamentarse
ansi scrivare sui manifesti
ste parole par no sbagliarse:

Cari turisti se ghi da passare
vegni pure a San Giovanni Ilarion.

Scarabocio

[State alla larga, turisti
Ma che bella che é l’estate mi raccomando, tutti in vacanza non sognatevi di stare qua, in questo paese di gran povertà. Viva il caldo, viva agosto, chi non parte é già partito, tutti in spiaggia a trovarsi un posto o in montagna con i bambini appresso Sono andato a Recoaro a bere l’acqua puzzolente che ha il merito tanto raro da far “andare” facilmente. Ma, nel frattempo mi hanno detto che ne capitavano delle belle! gente che andava via affamata alla quale brontolavano le budella Certi giorni non c’era aperto neanche un bar per bere un bicchiere di vino non parliamo per avere un tetto da notte, per dormirci sotto. Allora é giusto essere onesti e non saltare fuori a lamentarsi, anzi scrivere sui manifesti queste parole per non sbagliarci: Cari turisti, se avete da passare, venite pure a San Giovanni Ilarione.]

Le betoneghe

On dì, sarà ormai on mese
me sò rabià co na vegrona
la gò mandà a quel paese
parchè le vecia e ciacolona.

La me gera vegnù arente
contando quel che la gà sentio
de on tale me parente
e dontàndoghene adrìo.

De gò risposto: Stà tenta ti
ca te sistemo par le feste
ti e i altri come ti
ve farò le greste.

A sì na stirpe cussi carogna
ca ve godi de le disgrassie
sparlè de quelo che no bisogna
e de malani no si mai sessie.

Se uno se mala èccove pronti
a dir chel gà on bruto male
se po' el guarisse ghe fè i conti
l'è stà strià all’ ospedale.

Se sposa una, altolà
de sicuro lè drio comprare
ma se in t'on ano no gà fiolà
pora dona, no la sà fare.

A ve in cesa par vardare
come le' vestia la gente
a si brài a mormorare
parfin de quel che ghi arente.

Sò mi cossa a ghe vorrea:
tute le olte che dixì calcossa
ca ve vegnesse la dirèa
chissà che almanco co la mossa

A si impegnai e par on poco
no narissi tanto in volta
a sercare qualche oco
che ve scolta.

Scarabocio

[Le pettegole
Un giorno sarà ormai un mese mi sono arrabbiata con una pettegola l’ho mandata a quel paese perché é vecchia e chiacchierona. Mi era venuta vicino dicendo quello che aveva sentito di un tale mio parente e aggiungendo dell’altro. Le ho risposto: stai attenta perché ti sistemo per le feste tu e gli altri come te, così non lo farete più. Siete un tipo di persona così carogne, vi rallegrate sentendo disgrazie, sparlate di ciò che non bisogna e di guai non siete mai sazie. Se uno si ammala, eccovi pronte a dire che ho un brutto male, se poi guarisce, fate i conti é stato stregato all’ospedale. Se si sposa una donna, altolà, di sicuro sta’ per partorire ma se entro un anno no ha avuto figli, povera donna, non ne può avere. Andate in chiesa per guardare com’è vestita la gente, e siete bravi a mormorare perfino di quelli che avete vicino. So io cosa ci vorrebbe per voi tutte le volte che dite qualcosa, che vi venisse la diarrea chissà che almeno in questo modo. Siate impegnate e per poco non andreste tanto in giro a cercare qualche persona che vi ascolti.]

Sempre d’accordo

Fra quel che no me ne và mia
ve la digo qua dal bon
ghè anca ci, sia quel che sia
i te dà sempre reson

In sto paese iè proprio in tanti
no te sè mai come la pensa
a sentirli a te te incanti
i te la dà sempre vensa.

Iè quel che sta con tuti
e con tuti va dacordo
con quel che oxa i resta muti
e i oxa solo con che lè sordo.

No i gà mai on’idea sua
gnente barufa gnente torti
i varda come gira la rua
e i sta sempre con i più forti.

No te siè bon de farli rabiare
va tuto ben gnente paura
ma i te vende anca so mare
pur de fare bela figura.

E mi invesse che m’incasso
almanco sinque volte al giorno
de sti qua ne farèa on spegasso
par levarmeli da torno.

Parchè no savì quanto me seca
quei che par davanti i leca
e par da drìo, finìa la sena
i te cortèla su la schena.

Scarabocio

[Sempre d’accordo
Fra le persone che mi sono antipatiche ve lo dico dal mio cuore che se anche hai torto ti danno sempre ragione. In questo paese sono proprio tanti non si sai mai qual é la loro opinione al sentirai ti addormenti ti lasciano sempre vincere. Sono quelle le persone che stanno con tutti e con questi vanno sempre d’accordo con quelli che urlano restano muti per questo lo fanno solo con i sordi. Non hanno mai una loro idea né litigi né torti guardano quello che fanno gli altri e stanno sempre con i più forti. Nessuno riesce a farli arrabbiare per loro niente va storto e non hanno paura vendono agli altri anche la loro madre per fare bella figura. E io invece mi arrabbio almeno cinque volte al giorno queste persone le ucciderei per non vederle più. Non sapete quanto mi stanno antipatici quelli che per davanti leccano e dietro, finita la cena, ti accoltellano alla schiena.]

Attension a le elession

Attensiòn ghé le elession
Carnevale lé finio e per far pì astinensa
i politici ga intension
de farne fare penitensa

Iè tuti pronti
a coparte a spondeiarte
i fa strade case e ponti
par convisarti e lusingarte

Vota mi che son pì belo
vota mi che son pì bon
te prometo questo e quelo
a te trato da paron

Par on poco staremo in guera
tironai de qua e de là
da matin fin a sera
da promesse bombardà

Ma le ciacole cari miei
na fa fritole e gnanca schei
a le promesse le é come neve marsarola
che dura poco e suito se la smola

Tanto in fin la storia a lé maestra
e sempre cussì lè sta
che dopo magna la menestra
lè chi che prima la gà anca menestra.

Scarabocio

[Attenzione alle elezioni
Attenzione che ci sono le elezioni Carnevale é finito e per fare più astinenza i politici hanno avuto l’intenzione di farci fare penitenza. Sono tutti mosconi pronti ad ucciderti e a pungerti si fa strade case e ponti per convincerti e lusingarti. Votami che sono il più bello votami che sono il più buono ti prometto questo e quello e ti tratto da padrone. Per un po’ staremo in guerra tira di qua e di la dalla mattina fino alla sera bombardati da promesse . Ma le chiacchiere, cari miei, non fanno frittelle né soldi e le promesse sono come neve marzaiola che dura poco e poi si scioglie. E intanto alla fine la storia insegna e sempre così é stato, che chi dopo mangia le minestre é chi per primo lha anche preparata.]

Nissun che canta

Ve sio mai incorto, cari miei
cossa succede in sto paese chi
indova na olta se ghéa manco sghei
ma se era contenti, e tanto, de pì?

Vardève in volta, pròe a scoltare
no ghè na persona cativa o santa
che se meta a sigolare,
no ghé nissun che canta.

E si che na olta no se magnava mia
e de sicuro no gérimo mia piì bravi
na olta essare in compagnia
e cantava tutti, anca i stonai.

Te vé adesso in casa, porca loca
i someia tuti indormessai
gnanca un che verxé pì la boca
muti e silenziosi come pai.

Par la strada ruda i motorini
e le macchine le te insordisse
ghé sparli i omeni canterini
e le done, guai, se le fissse.

A l’ostaria po', che laoro
la pansa lé piena, e anca la scarsela
ma l’ostaria sensa el so bel coro
dixém la verità, no lé pì quela.

E lora démose on bel scorlon
e finemo sta desolassion
intona Bepi, intona na canson
a quei che taxe mendemoli in balon

Scarabocio

[Nessuno che canta
Non vi siete mai accorti, cari miei cosa succede in questo paese qua, dove una volta c’erano meno soldi, ma eravamo contente, e tanto, di più? Guardate una volta, provate ad ascoltare: non c’era persona cattiva o santa non si mettesse a cantare, non c’é più nessuno che canta. E che una volta non si mangiava, e di sicuro non eravamo più bravi: una volta bastava essere in compagnia, e cantavano tutti, anche gli stonati. E adesso si va in chiesa, e sembrano tutti addormentati, nemmeno uno che apra più la bocca sono muti e silenziosi come tacchini Per la strada irrompono i motorini e le macchine ti assordano: sono spariti gli uomini canterini e le donne, guai, se guardano qualcuno. E all’osteria, poi, che lavoro: la pancia é piena e anche la tasca ma l’osteria senza il suo bel coro, diciamo la verità, non é più quella e adesso diamoci un bello scossone e finiamola con questa desolazione Bepi intona una canzone e quelli che tacciano, mandiamoli in malora.]

I siuri

Mi dixo que che qua e de la a sento
e a San Giovanni lo sa anca i muri
se te vol vivere sano e star contento
no sta mai dir male dei siuri.

Ma mi che la go sempre avua con tuti
come poderea taxere de sti qua
che i parla anca stando muti
e i comanda anca indove no se gà?

I siuri no lè mia que che sta in comun
i assa i altri farse giudicare
luri i fa tuto de scondon
ma i finisse semore par comandae,

I siuri ié quei che no ga mai torto
e siccome i schei li far parer pì bon
i pol ciamar vivo anca on morto
che i cata sempre che ghe dà reson.

I siuri po ié quei che fa gonfiare
le scrsele de le nostre bele banche
a forsa de musicar e asparagnare
i le fa s-ciopare de palanche.

E alora lè giusto chei sia difarenti
par luri anca i posti al cimitero
serte tombe le someia appartamenti
ma el poro can el se ransina par starghe intiero

Scarabocio

[I ricchi
Io dico quello che qua e là ascolto e a S. Giovanni lo sanno anche i muri: se vuoi vivere sano e restare contento non parlare mai male dei ricchi. Ma io, che sono stato sempre arrabbiato con tutti, come potrei tacere di queste persone, che parlano anche tenendo la bocca chiusa e comandano anche nei territori altrui? I ricchi sono quelli che stanno in compagnia lasciano gli altri a farsi giudicare loro fanno tutto di nascosto, ma finiscono sempre per comandare. I ricchi sono quelli che non hanno mai torto e siccome i soldi li fanno apparire più buoni, possono chiamare vivo anche un morto perché trovano sempre chi dà loro ragione. I ricchi sono quelli che fanno gonfiare le tasche delle nostre belle banche a furia di risparmiare, le fanno scoppiare di soldi. E allora é giusto che siano differenti per loro anche i posti al cimitero, certe tombe sembrano appartamenti mentre il povero cane si ritira per restare intero.]

I studiai

I studiai a San Giovanni
iè in tuto quatro cani
i se tien tanto in bona
gnanca i fusse la madonna.

A te li vidi in te la piassa
tuti de la stesa rassa
i se parla fra de luri
e ati gnanca se te muri.

I se saluda a boca streta
in cravata e giacheta;
“Riverisco, sior dottor!”
Alterttanto, professore!”

Le so done le gà la foda
de vestire a l’alta moda
no’ on caveio fora posto
sempre magre a ogni costo.

L’altro dì a go incontrà
uno che el ga studià
a lo conosso sarà trent’anni
quando chel faxéa malanni.

A me lo vedo ancor boceta
chel xugàva a cavaleta
coi sgnarochi sora el muxo
s’el perdea el dixéa suxo.

A lo gò saludà
gnanca el me gà vardà
no so gnanca s’el me vede
lè monta sul so Mercede.

Ben valà cari studiai
ve lo dico sensa paura
me someié un po' petai
che se lé questa una cultura
ve rispondo grassie tante
preferisso star ignorante

Scarabocio

[Quelli che hanno studiato
Quelli che hanno studiato a S. Giovanni sono in tutto quattro cani stanno tutti molto bene neanche fossero la madonna Li puoi vedere li in piazza tutti della stessa razza si parlano fra loro e con te neanche se muori Si salutano a bocca stretta in giacca e cravatta: “Riverisco sior dottore!” “Altrettanto professore!” Le donne hanno l’abitudine di vestire all’alta moda non un capello fuori posto e sono magre ad ogni costo L’altro giorno ho incontrato uno di quelli che ha studiato e lo conosco da trent’anni da quando faceva i suoi capricci me lo ricordo ancora bambino che giocava a “cavaleta” e con il naso che gocciolava e se perdeva brontolava l’ho salutato non mi ha neanche guardato come fossi trasparente ed é salito sul suo Mercedes E va bene cara gente che avete studiato ve lo dico senza paura siete tutti un po' piatti e che se questa é cultura vi rispondo grazie tanto preferisco essere ignorante.]

Le done de ancò

Na olta le done le gera brae
le se faxea vedre poco in volta
al dì de ancò le é tute imbeletae
le ciacola e guai chi no le scolta.

Le toxe le gera sempre a posto
e nissun podea dirghe gnente
ancò le core ele in costo
ai omeni che ghe passa rente.

Le mame le gera ben contente
de aver sempre on fiolo pena nato
desso le se vergogna e le se pente
come fusse capità on gran misfato

Da alatare gnanca pi se pol parlare
Che se le cresse ghe vien l’esaurimento
ciò, le ga la linea da respetare
e co i chili le perde el sentimento.

Le vece, e le vedove de pì ancora
le portava par ani e ani el luto
desso non ghé una che le mora
sensa voler proare quasi tuto.

Serte fameie, credime a mi
le va in ruina e le se spaca
par via che la dona no lé mia pì
quela che tien suxo la baraca.

Sarà parché son vecio ma par mi le done
ancò le gà el servelo on po smarsìo
e par farsa vedre le sara bone
de mostrarghe a tuti el so diedrìo.

Scarabocio

[Le donne di oggi
Una volta le donne erano brave si facevano vedere poco in giro, mentre al giorno d’oggi, sono tutte imbellettate chiacchierano, e guai a chi non le ascolta Le ragazze erano sempre a posto e nessun poteva dir loro niente; adesso corrono lo addosso agli uomini che passano loro vicino. Le mamme erano ben contente di avere sempre un figlio appena nato, adesso se ne vergognano e se ne pentono come se fosse capitato loro un grande misfatto Di allattare, neanche se ne può più parlare che, se aumentano di peso, viene loro, l’esaurimento perché hanno la linea da conservare e con i chili perdono la ragione Le vecchie, e le vedove di più ancora portavano per anni ed anni il lutto; adesso non ce n’é alcuna che muoia senza voler provare quasi tutto(della vita) Certe famiglie credetemi, vanno in rovina e si disgregano perché la donna non é più quella che tiene su la casa Sarà perché sono vecchio, ma per me le donne oggi hanno il cervello un po' piccolo e, per farsi notare, sarebbero capaci di mostrare a tutti il loro sedere.]

La gioventù de ancò

Staolta parlo dei dòveni de ancò
de quei de stò paese pì de tuti
e parlo istesso anca se lo so
che par luri i veci dovrea stare muti

Parlo come se fusse un de luri
mai darme contra mai dir de male
quando a passo sté be tacà ai muri
se no voli finir a l’ospedale.

Me so taià i cavii ben a raso
na cica in boca e via in motorela
a lé proprio cussita ca me piaxo
con el me bel recin de femenela.

Par mi ogni de lé na gran festa
svejéve che la vita lé gran bela
no importa se gò gnente rento in testa
ma gò schei e tanti ne la scarsela.

I schei a go quel che me li dà
da laorare no lé propio el caso
fin che paga el fesso de me opà
me piaxe tanto fare el Pietro Maso

Fra sera a parto e vo direto
xò ale Cupole e sù al Mocambo
a bere, far gincane par dispeto
magari a spacar tuto come Rambo.

Bestemar lé la me gran passion
me ne frego de tuti e de tuto
chi se ris-cia a farme na osservasion
a ghe rispondo in facia co on ruto

Ghi capio insomma come so fatto
come sarò diman no importa gnente
i me lo dixe tuti quei ca cato
farò na gran carriera da malvivente

Scarabocio

[La gioventù di oggi
Questa volta parlo dei giovani d’oggi di quelli di questo paese più di tutti e parlo lo stesso anche se lo so che per loro i vecchi dovrebbero stare zitti. Parlo come se fossi uno di loro mai dire del male quando passo, state bene attaccati ai muri, se non volete finire all’ospedale Mi sono tagliato i capelli a raso, una sigaretta in bocca, e via in motorino é proprio così che mi piace, con il mio bel orecchino da femminuccia. Per me ogni giorno é gran festa svegliatevi che la vita é gran bella; non mi importa se non ho cervello ma ho soldi e tanti in tasca. I soldi, ho chi me li dà, da lavorare non é proprio il caso, finché paga il fesso di mio papà, mi piace molto fare il “Piero Maso”. Di sera parto e vado diretto vado alle cupole o al Mocambo a bere, e fare gare per dispetto, magari a rompere tutto come “Rambo”. Bestemmiare é la mia gran passione, non mi interessa di nessuno e di niente chi si arrischia di farmi una osservazione, gli rispondo in faccia con un rutto. Avete capito, insomma, come sono fatto come sarò domani, non mi importa niente, me lo dicono tutti quelli che trovo che farò una gran carriera da malvivente.]

Quei che torna

Quei che torna da la cità
e che i gera nati qua
i se ferma on giorno o dù
e i gà sempre da dir sù.

No ghe va ben proprio gnente
gnanca pì no’ i gà in mente
come i gera da tuxiti
tuti spurchi e poariti.

Guai parlarghe in dialeto
no te ghe fe pì gran dispeto
luri i parla solo taliàn
e i te trata come on can.

On di a cato on parente streto:
“Ciao Togno, come steto?”
el m’a risposto come on demonio:
“Intanto chiamami signor Antonio”.

E quando che go dimandà
sel se ricordava tanti ani fa
come xugàvino a ciapa e spaca
el m’a dito co vosse siapa:

“Sono cose di un passato
che ormai ho già scordato”.
“Orco can” me ghé scapà
“quanto stupedo te sié diventà!”

Gérimo proprio soto le feste
e lora a gò sbassà le gréste
ghe go fato scuse e auguri
chel gera passà tra i doturi

Ma fra mi e mi pensava
quanto da piccolo el spussava
a na fora co le cavréte
par i prà e le stradete.

Epure a lo voréa ancora
con quel’odor de alora
parché quelo chel gà adesso
el sa spussa de grandesso.

Cari amissi de stiani
se torné a San Giovanni
desmenteghève de la cità se lè mejo
che resté là
che femo volentiera senza
de voialtri e de la vostra siensa.

Scarabocio

[Quelli che tornano
Quelli che tornano dalla città e che erano nati qua si fermano un giorno o due e hanno sempre qualcosa da ridire A loro va bene proprio niente, e non hanno neanche più in mente, com’erano da bambini tutti sporchi e poveretti. Guai parlar loro in dialetto, non fai più a loro gran dispetto: perché parlano solo in italiano e ti trattano come un cane. Un giorno trovai un parente stretto: “Ciao Togno, come steto?” mi ha risposto come un demonio: “Intanto chiamami signor Antonio”. E quando gli ho domandato se si ricordava di tanti anni fa quando giocavamo a “prendi e scappa”, mi ha detto con voce debole: Sono cose di un passato che ormai ho già scordato” “Oddio”, mi é scappato “quanto stupido sei diventato!” Eravamo proprio sotto le feste e allora ho smesso di darci arie gli ho fatto scuse ed auguri a lui ch’era passato tra i dottori Ma fra me pensavo quando da piccolo emanava odore e andava fuori con le caprette nel prato e nelle stradine Eppure lo vorrei ancora con l’odore di allora, perché quell’odore che ha adesso sa proprio di “mania di grandezza”. Cari amici di una volta, se tornate a San Giovanni, dimenticatevi della città altrimenti é meglio che restate là, che facciamo volentieri senza di voi e della vostra sapienza.]

Feste tradizionali a San Giovanni Ilarione

Aprile
Festa di San Zeno
(presso la chiesetta romanica del 1300)

Giugno
Terza Domenica. Sagra a Castello
(con mostre delle migliori ciliege della zona)

Luglio
Seconda Domenica. Sagra a Cattignano.

Agosto
Giorno 25. Antichissima sagra di fine estate in località Boarie.

Ottobre
Seconda Domenica e Lunedì successivo
Sagra delle Castagne a San Giovanni Ilarione
(é la manifestazione più caratteristica di tutto l’anno)

Altri appuntamenti

Febbraio
Carnevale di San Giovanni Ilarione

Maggio
Torneo di calcio aziendale

Giugno
Mercato delle ciliege nelle piazze di San Giovanni Ilarione

Dicembre (o febbraio)
Congresso cerasicolo Provinciale
(ogni due anni)

Cognomi frequenti a San Giovanni Ilarione

E’ stato interessante ricercare i significati e l’origine dei cognomi più diffusi a S. Giovanni Ilarione: in questo modo, alcuni di noi (indicati con asterisco), sono venuti a sapere le “radici” del proprio cognome, e delle sue particolari caratteristiche etimologiche.

Cognomi derivanti da nomi di persona della tradizione letteraria e religiosa:
-Agostini
-Cracco
-Filippozzi
-Fochesato
-Gecchele
-Marcigaglia.

Cognomi derivati da altri nomi di persona di origine medioevali:
-Beltrame *
-Bertini
-Rigodanzo *

Cognomi derivati direttamente da nomi locali:
-Confente *
-Pozza
-Dalla Valle
-Vanzo
-Vesentini
-Veronese
-Rivato *
-Cavazza *

Da soprannomi: composti, augurativi e vezzeggiativi:
-Magnabosco
-Tirapelle
-Mazzasette
-Bevilacqua

Da professione, mestiere, dignità o parentela:
-Avogaro *
-Galiotto
-Munaretti
-Vaccari
-Sartori
-Pegoraro
-Carradore
-Casarotto
-Mainente

Da nomi di piante e di animali:
-Dugatto
-Faedo
-Gambaretto *
-Lovato *
-Nogarotto
-Panarotto *
-Parnigotto

Da soprannomi indicanti qualità fisiche o morali:
-Allegri
-Zanchi
-Zanconato
-Biondaro
-Rossetto *

Altri cognomi diffusi
-Andriolo
-Bagattini
-Colognato
-Cengia
-Borgon
-Burato
-Gaiga
-Grassi
-Marchetto
-Marcazzan *
-Perazzolo
-Piccinin
-Posenato
-Soprana
-Todesco
-Tonin

Il dialetto e le sue origini

Il nostro paese, posto al confine fra Vicenza e Verona, risente, nel modo di parlare, dell’influenza di entrambe.
Il veronese é il dialetto parlato a San Giovanni Ilarione; alcuni termini sono usati soprattutto dagli anziani.
Esempi: barucca: zucca; bromba: prugna; ligaor: ramarro; vanesa: aiuola; amolo: susino; broar: scattare; bronsa: brace; garbo: acido; sbrodegar: pasticciere; ruspio: ruvido; sata: zampa; sbregar: stracciare; schei: soldi; sgranfo: crampo; slega: ceffone; sticola: strisciolina; tacon: rappezzo ecc...


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