Il pero è un albero coltivato fin dai tempi antichissimi; la sua origine
precisa è incerta, ma pare che, dalla Grecia, si sia diffuso rapidamente in
Europa; inseguito la sua cultura si è estesa a tutte le regioni temperate della
terra. Con il melo, è l'albero da frutto più coltivato.
Il pero è una specie naturale da cui sono derivate moltissime varietà.
Raggiunge i 15 metri circa di altezza e i suoi rami sono sempre diretti
verso l'alto a formare una chioma regolare ed arrotolata. Non è difficile,
andando in collina , imbattersi in vecchi esemplari di dimensioni notevoli,
appartenenti spesso a varietà locali come il pero Trantosso, che si conserva
d'inverno fuori dai frighi e che matura con gradualità. Oggigiorno il pero è
coltivato su portainnesti nanizzanti per agevolare le operazioni colturali. Le
foglie, caduche, sono dotate di picciolo, ovali o cuoriformi, a margine liscio o
finemente dentato, terminanti a punta; il loro colore verde giallastro brillante
diviene rossastro in autunno.
La fioritura, assai abbondante, avviene all'inizio della primavera, insieme alla
comparsa delle foglie; fiori, bianchi o rosa, formano corimbi all'estremità per
ramoscelli. I frutti, le pere, hanno un sapore gradevole, forma e colore
variabili.
I peri da frutto si moltiplicano per innesto; la scelta del porta-innesto varia
in rapporto alla natura del terreno e al tipo di potatura che si vorrà dare
alla pianta (spalliera, ventaglio, ecc.). La specie più usata come portainnesto
è il cotogno, che consente la produzione di frutti a partire dal quarto anno.In
pieno sole o in mezz'ombra.
Preferisce climi temperati, anche freddi in inverno, ma caldi in estate.
Talora, per ottenere frutti grossi e gustosi, su terreni leggeri, è necessario
innaffiare durante la fruttificazione. In coltura specializzata, questa pratica
è inevitabile.
Argillo-siliceo, profondo, fertile, piuttosto fresco in profondità. Da
praticare, come pure l'impianto, tra novembre e marzo, durante il periodo
di riposo vegetativo.