L'olivo (Olea europea)

A cura di Prando Antonella, Fusa Camilla, Prando Lorena

L'olivo, o ulivo, è il più noto rappresentante delle Oleacee. Il suo nome scientifico, Olea europea, lo definisce originario dell'Europa: in realtà, la sua antica origine è asiatica. Dall'Asia minore, esso si diffuse via via in tutti i paesi del Mediterraneo. L'olivo era coltivato sull'isola di Creta già nel 3500 a.C. e in Egitto era coltivato diffusamente nel 2300 a.C. Gli egiziani ponevano rami d'olivo nelle tombe. I greci usavano incoronare con fronde d'olivo i vincitori di giochi olimpici. I romani impiegavano corone di ulivo per celebrare i cittadini meritevoli; per gli eroi maggiori preferivano le corone di alloro.
Durante la loro espansione, piantarono oliveti in tutta Spagna, in Algeria e in Tunisia, favorendo così la diffusione della pianta in tutto il bacino del Mediterraneo.
L'olivo è una pianta sempreverde dalla larga chioma, che può raggiungere e superare  i 10 m di altezza. Cresce lentamente e può arrivare ad una considerevole età: sicuramente più di 400 anni, talvolta più di mille. L'olivo fiorisce in primavera e, per l'impollinazione, non dipende dagli insetti ma dal vento (impollinazione anemofila). Le foglie hanno margini lisci, e sono di consistenza coriacea. Superiormente di colore verde grigio lucido, sono inferiormente argentee per la presenza di numerosi peli che le proteggono da un'eccessiva traspirazione. Il tronco è massiccio e quasi sempre contorto, con una corteccia liscia negli esemplari giovani e abbondantemente screpolata in quelli vecchi. Il legno è giallo - bruno, durissimo. I fiori, piccoli e a 4 corti petali bianchi, possiedono un pistillo e due grandi stami ciascuno. Sono disposti infiorescenze a grappolo. I frutti, cioè le olive, sono del tipo drupa, e possiedono un nocciolo durissimo. La polpa è verde quando il frutto è acerbo, e diventa rosso violacea o nera a maturità: le olive verdi e le olive nere che mangiamo, quindi, non corrispondono a due varietà diverse di pianta, ma a due diversi stadi di maturazione del frutto.
Il terreno alluvionale di cui è formata nella sua quasi totalità la Pianura Padana, poco si presta alla coltivazione di questa pianta che preferisce piuttosto abbarbicarsi alle lave dell'Etna o del Vesuvio o alle magre petraie della Toscana e della Liguria, o alle formazioni carsiche della Puglia. L'olivo poi teme la nebbia e le gelate non gli sono certo gradite le nebbie fredde e  persistenti della Valle Padana. Tra i  nemici dell'olivo c'è la Tignola dell'olivo che attacca tanto i giovani getti, quanto le foglie e persino i fiori, diverse cocciniglie che attaccano la corteccia dell'olivo, e insetti di altre specie che danneggiano tronco e radici. Tra gli insetti che rovinano il frutto e guastano irrimediabilmente il raccolto la più temuta è la mosca dell'olivo. Gli olivicoltori e gli entomologi sono continuamente allerta per la difesa da questo dannoso parassita.
La fioritura dell'olivo va daAprile a Maggio. La raccolta dei frutti ha inizio in Settembre nell'Italia meridionale, mentre in Toscana e in Liguria si protrae fino al Dicembre, e, talora, al successivo Gennaio. La raccolta delle olive può essere fatta a mano o con la bacchiatura, cioè battendo i rami con delle pertiche, in modo da far cadere i frutti. Il primo metodo, sebbene lento, è il migliore, perché non danneggia l'albero ed evita il contatto dei frutti con la terra. Laddove viene praticata la bacchiatura, si può spesso notare intorno al tronco della pianta, una vasta piazzola di terra battuta, che facilita la ricerca e la raccolta dei frutti a terra: anche con ciò non si possono evitare del tutto le ammaccature ai frutti. Per il trasporto al frantoio, la tradizione suggerisce l'immagine di un mulo che scende per un sentiero sassoso recando sul basto la coppia di gerle colme di frutti neri e lucidi; o quella di un carro agricolo che avanza sobbalzando fra il rumore e il cigolio delle ruote e del mugghio degli animali addetti al traino. Oggi immagini di questo genere sono praticamente scomparse: veloci e potenti autocarri assolvono in modo sbrigativo questo compito. Molto di pittoresco è andato perduto, ma quanto si è guadagnato in sicurezza e celerità!        
Anche i vecchi frantoi di pietra, mossi dall'acqua o da un motore animale, sono sostituiti quasi dovunque dai moderni frantoi elettrici: in essi, in breve tempo, una coppia di mole di granito riduce le olive ad una pasta impalpabile. Questa pasta viene collocata in una pressa idraulica che ne estrae la parte liquida, composta di olio, acqua e sostanze coloranti di vario genere. Una volta l'estrazione della parte liquida veniva effettuata con torchi a mano, piuttosto rudimentali. Questa parte liquida, mischiata con acqua calda, viene pompata in un recipiente più elevato. Di qui viene fatta scendere ad una macchina, detta separatore. Questo funziona per mezzo della forza centrifuga, e può separare, come dice il suo nome, l'olio dalla restante messa liquida in virtù della maggiore leggerezza dell'olio stesso. Una volta la separazione dell'olio avveniva per decantazione, e troppo spesso succedeva che l'agricoltore si portava via a barili una buona parte di acqua, mentre al frantoio restava ancora olio. L'acqua colorata che viene eliminata dal separatore contiene una minima parte di olio; quando la stagione della frangitura è finita, è possibile effettuare l'estrazione di tale olio, che nel frattempo però ha avuto modo di fermentare con la massa liquida in cui si trova inglobato: è il cosiddetto olio d'inferno, usato solo come combustibile. Anche le sanse contengono ancora una certa quantità di olio: questa viene estratta con l'aiuto di un solvente, chiamato solfuro di carbonio. Questi oli al solfuro non sarebbero di loro natura commestibili, ma la tecnica moderna consente di raffinarli in modo tale che possono essere usati senza danno nella pratica alimentare.
L' ulivo è largamente coltivato nella collina Veronese in quanto complementare alla coltivazione della vite e del ciliegio. Predilige l'esposizione verso sud.