IL Gelso bianco (Morus alba)

A cura di  Dalla Benetta Francesco, Maporti Manuele.

Come tutte le Moracee, il gelso contiene un lattice bianco.
Ha la sagoma ampia e arrotondata e foglie caduche; la sua altezza non supera in genere i 12 metri. Il gelso bianco (Morus Alba) è un po' più piccolo del suo parente stretto, il gelso nero, ed anche le foglie sono più piccole e delicate, di color verde chiaro, irregolarmente dentate al bordo, lisce e brillanti sulla pagina superiore, come se fossero verniciate, leggermente pelose al di sotto; assumono color giallo in autunno. I fiori, insignificanti, formano amenti allungati e fitti. Dopo la fioritura, che avviene in primavera, compaiono i frutti che matureranno in estate.
Le more del gelso bianco, composte da numerosi acini contenenti i semi, sono di colore bianco-rossastro, succose, il sapore agrodolce.
Un tempo i gelsi venivano coltivati per le loro foglie che costituivano il cibo dei bachi da seta. Come il baco, anche il gelso è di origine orientale ed è stato importato in Europa nel corso del XV secolo (1400).
Coltivazione: la riproduzione si realizza per seme nella specie naturale e per margotta, o per innesto, nella cultivar prescelta; le vecchie piante appartengono quasi tutte alla varietà "Morettini". Oggigiorno si sta assistendo ad un rilancio della coltura in alcuni comprensori utilizzando nuove varietà che producono foglie più grandi ed una massa fogliare maggiore per unità di superficie investita. Il gelso bianco cresce bene nelle regioni irrigue e piovose; ha crescita lenta, circa 5 metri in 20 anni, e tuttavia più rapida del gelso nero.Il terreno deve essere mobile e neutro. Sebbene quest'albero preferisca l'umidità, si adatta anche ad ambienti più asciutti e tollera l'atmosfera più inquinata delle città, il freddo e la salinità delle regioni costiere. Nelle nostre campagne è facile imbattersi in vecchi esemplari generalmente cavi, muti testimoni dell'allevamento del baco da seta che continuò fino all'inizio dell'ultima guerra mondiale. Queste piante, seppur contorte e scavate dalla carie resistono in modo incredibile ai parassiti e continuano a vivere. Capita talvolta di imbattersi, specie nei luoghi incolti, argini ecc., in esemplari giovani nati da semi diffusi dagli uccelli che vanno ghiotti dei loro frutti. La specie comunque non si è mai veramente naturalizzata. La carie, di cui tutte le vecchie piante di questa specie sembrano soffrire, deriva dalle continue capitozzature che erano costrette a subire tutti gli anni al fine di fornire abbondante fogliame per i voraci bruchi. Stranamente, anche se il baco da seta non è allevato, è rimasta negli agricoltori l'abitudine di capitozzare frequentemente il gelso; nei rari casi in cui   la pianta viene lasciata libera di svilupparsi, il gelso mostra tutto il suo valore come albero ornamentale. Qualche esempio lo troviamo anche nel nostro paese, San Giovanni Ilarione.