L'ailanto è un albero che raggiunge i 20/25 m d'altezza e i 4 m di diametro;
produce molti polloni; i suoi rami sono grossi, vellutati, bruno-rossastri,
opachi con abbondante midollo, la corteccia grigio scuro, liscia, ricca di
fessure. Le foglie sono molto grandi (30-60 cm), composto-pennate, con 13-25
foglioline picciolate, lunghe fino a 13 cm, di forma ovale.
L'ailanto produce dei piccoli fiori, gialli verdastri, sia maschili che
femminili, con un odore sgradevole, riuniti in pannocchie ramificate.
I frutti (samare) sono a forma di pala d'elica ritorta su se stessa di colore
rossastro prima della maturità, con un solo seme centrale di rilievo.
I fiori sbocciano in giugno, i frutti maturano in agosto-settembre.
L'ailanto è diffuso nell' Asia orientale e meridionale e in alcune zone
dell'Australia settentrionale. E' originario della Cina, dove la parola ailanto
significa "albero del paradiso". Ha fogliame superbo, ornamentale,
spesso diviene invadente per la sua tendenza ad emettere polloni molto vigorosi.
E' infatti molto comune nelle scarpate. L'ailanto è stato introdotto in Europa
dalla Cina. Nella fioritura nell'impollinazione, emana odori nauseabondi.
L'ailanto contiene un succo tossico, irritante, che può produrre delle eruzioni
cutanee. Non appartiene in ogni caso al regno della medicina, dove i vegetali
pericolosi devono essere rigorosamente proscritti. Con proprietà
antidissenteriche, non è altro che un succedaneo delle piante meglio conosciute
ed inoffensive. Ma chi parla della tossicità, pensa anche ai possibili effetti
positivi. L'ailanto è entrato in un buon posto nell'arsenale degli omeopatici
ed è usato per combattere varie malattie infettive; in oltre è usato anche per
produrre insetticidi. Si riproduce facilmente per semina e la sua crescita è
molto rapida. Cresce bene solo in terreni profondi e mossi, un po' freschi. Ma,
sui terreni troppo secchi e compatti, deperisce rapidamente.