Ailanto

A cura di Rossetto Matteo, Avogaro Filippo, Rigodanzo Manuele

L'ailanto è un albero che raggiunge i 20/25 m d'altezza e i 4 m di diametro; produce molti polloni; i suoi rami sono grossi, vellutati, bruno-rossastri, opachi con abbondante midollo, la corteccia grigio scuro, liscia, ricca di fessure. Le foglie sono molto grandi (30-60 cm), composto-pennate, con 13-25 foglioline picciolate, lunghe fino a 13 cm, di forma ovale.
L'ailanto produce dei piccoli fiori, gialli verdastri, sia maschili che femminili, con un odore sgradevole, riuniti in pannocchie ramificate.
I frutti (samare) sono a forma di pala d'elica ritorta su se stessa di colore rossastro prima della maturità, con un solo seme centrale di rilievo.
I fiori sbocciano in giugno, i frutti maturano in agosto-settembre.
L'ailanto è diffuso nell' Asia orientale e meridionale e in alcune zone dell'Australia settentrionale. E' originario della Cina, dove la parola ailanto significa "albero del paradiso". Ha fogliame superbo, ornamentale, spesso diviene invadente per la sua tendenza ad emettere polloni molto vigorosi. E' infatti molto comune nelle scarpate. L'ailanto è stato introdotto in Europa dalla Cina. Nella fioritura nell'impollinazione, emana odori nauseabondi. L'ailanto contiene un succo tossico, irritante, che può produrre delle eruzioni cutanee. Non appartiene in ogni caso al regno della medicina, dove i vegetali pericolosi devono essere rigorosamente proscritti. Con proprietà antidissenteriche, non è altro che un succedaneo delle piante meglio conosciute ed inoffensive. Ma chi parla della tossicità, pensa anche ai possibili effetti positivi. L'ailanto è entrato in un buon posto nell'arsenale degli omeopatici ed è usato per combattere varie malattie infettive; in oltre è usato anche per produrre insetticidi. Si riproduce facilmente per semina e la sua crescita è molto rapida. Cresce bene solo in terreni profondi e mossi, un po' freschi. Ma, sui terreni troppo secchi e compatti, deperisce rapidamente.